Alluvione Alessandria: vent’anni dopo

Alluvione Alessandria 1994. Avevo vent’anni e ricordo, ricordo tutto, ricordo ogni singolo istante, anche se sono passati 20 anni da quel 6 novembre 1994!

Vent’anni proprio oggi!

Ricordo l’iniziale incredulità davanti all’acqua che entra in cortile, che poi entra in casa. Ricordo che siamo tutti convinti che si fermerà, che non può continuare a salire… e si è fermata a tre metri di altezza dentro le nostre case, dentro i nostri cortili, dentro le nostre aziende… portandosi via tutto.

Ricordo l’isolamento. Il non poter dire alla nostra famiglia evacuata, ai nostri genitori, che eravamo vivi…almeno per il momento.

Ricordo che siamo saliti sul tetto come ci avevano detto prima che i telefoni smettessero di funzionare. Aspettate sul tetto, vi mandiamo l’elicottero. Lo ricordo bene. Molto bene. Sotto la pioggia, bagnati e al freddo stendiamo un lenzuolo bianco sul tetto per fare in modo che ci vedano in mezzo ai campi e all’acqua. E stiamo lì ore ed ore.

I soccorsi

Siamo in tre. Tutti ventenni e a vent’anni si ha il mondo in mano, o almeno così si crede. Cominciamo a capire che l’elicottero non sarebbe mai arrivato, poi ci sono quei cavi ovunque, può farcela?

I cavi del telefono. Sono lì, sono la salvezza? La terra asciutta non è così distante là in quel punto più alto. Qualche centinaio di metri.

Sarai mica convinto che i cavi ti reggano?

– No, ma io mi aggrappo ai cavi e non verrò trascinato via dalla corrente. Devo cercare aiuto. C’è il muretto su cui camminare.

– Con questa corrente? Non ce la farai mai.

– Forse. Ma meglio morire provando a salvarsi che aspettare di morire qui sopra come un topo in gabbia.

Tu sei pazzo! Gli elicotteri non si fermano, il buio avanza, non si vedono più. Ora è notte, non si sentono neanche più. Hanno smesso di volare.

La notte

Ricordo il freddo di quella notte. In quel solaio al buio, senza corrente elettrica, senza telefono, isolati completamente dal mondo, in aperta campagna, senza poter vedere e sentire nessuno, con l’acqua ai piani inferiori che si era ingurgitata tutto. Noi tre da soli.

Ricordo la paura. Tanta paura. Chi non ricorda la paura? E’ buio, l’acqua continua a salire, la corrente che dove siamo noi rientra in Tanaro a dispetto di tutti gli studi e le stupidaggini di enti e super esperti che si sono susseguite per vent’anni, porta contro la casa tronchi e detriti con una forza inaudita e indescrivibile.

Ad ogni colpo sussultiamo impauriti.

Nessuno ha il coraggio di fare LA domanda:

reggerà la casa?

Ad ogni colpo si trattiene il fiato. Un colpo dietro l’altro. Nessun rumore, nessuno scricchiolio, niente… ha retto anche stavolta. Così per tutta la notte.

Una notte lunga e interminabile. Nessuno dorme e nessuno parla a parte brevi momenti in cui si cerca di sdrammatizzare. Sempre con le orecchie tese.

Che rumore fanno i muri che crollano sotto la forza dell’acqua?

Il mattino arriva troppo tardi e troppo lento. Gli elicotteri ricominciano a volare. Risaliamo sul tetto sotto una pioggerellina fine. Stiamo bene, siamo vivi, la casa tiene. Con la luce sembra tutto più facile. Anche una nuova, lunga, snervante e inutile attesa degli elicotteri.

Ricordo gli animali. Bovini strappati da chissà quale stalla e allevamento con le loro urla laceranti mentre agonizzano passando sotto i nostri occhi e vengono trascinati in Tanaro. La loro fine segnata.

Ricordo poi quella mucca enorme. Presa in un vortice nel nostro cortile non passa e va come le altre, ma rimane lì. Muggiti strazianti. Poi in quell’angolo trova il gradino. Tenta di salire.

Ce la fai! Forza! Siamo tutti con te. Se entri lì il pavimento è più alto e ti salvi. Sali su quel gradino e prosegui!

Un’agonia durata ore che ci ha distratti dalla nostra situazione. Non è salita su quel gradino. Terribile vedere un animale morire così. E noi ancora non sapevamo nulla del numero di vite umane che l’alluvione si era portata via.

Ci salviamo da soli

Una piccola barca arriva lentamente verso di noi. La corrente si è calmata. Chissà dov’era legata. La guardiamo in silenzio. Non si allontana? Si avvicina addirittura?

– In macchina ci sono delle corde.

– Certo, ma l’auto è completamente sott’acqua.

– Ce la possiamo fare. Dammi una mano. Apri. Non è neppure così fredda l’acqua. Ok. Prendi la più lunga. Non dovete tenere. E’ solo una sicurezza. Cammino in bilico sul muretto dove l’acqua arriva alle spalle e raggiungo la barca. Se scivolo voi tirate.

Sei pazzo!

A vent’anni si è pazzi. La corrente è più debole ma il muretto è stretto. Stare in equilibrio non è così semplice. Un cane morto, una biscia chissà se viva o morta, uno scivolone,…

Poi la barca che si muove, si allontana, no! Tutto inutile. Aspetta forse no. E’ di nuovo incastrata. Solo un po’ più lontano. Un altro animale, un altro scivolone, un altro spavento.

Sono arrivato! Ce l’ho fatta! L’ho presa!!!

Un badile recuperato fa da remo. Sulla barca, adesso, siamo al sicuro.

Ma non è finita

Sono passati vent’anni dall’alluvione ma ricordo bene i terribili giorni a seguire.

Non vi parlerò dell’inefficienza di ogni divisa, autorità, burocrate e di chiunque occupasse in quei giorni una posizione di comando nell’imponente macchina statale che si è mossa… puntualmente in ritardo.

Non vi parlerò di ostruzionismo, di inutili transenne e strade chiuse, di allarmismi senza senso, di evacuazioni obbligatorie quando non c’era più acqua e delle nostre case svuotate dagli sciacalli, perché chi doveva controllare non lo ha fatto.

Non vi parlerò degli apici della loro arroganza.

Non avete bisogno che vi parli io di tutto questo. Dopo vent’anni chi ha vissuto l’alluvione in ogni parte d’Italia, sa bene che non è cambiato nulla.

Ogni volta che piove l’acqua entra nelle nostre case, anche due o tre volte all’anno. La macchina burocratica chiude strade, ma solo in orari d’ufficio. Evacua zone, ma sempre il giorno dopo. Avvisa di nuove ondate di piena che puntualmente non si verificano.

15 novembre 2014 alluvione alessandria

15 novembre 2014 – Ogni volta che piove, dopo vent’anni, la situazione è sempre questa!

Propaganda

La disperazione, allora come oggi, è solo una faccia della medaglia.

L’altra faccia è quella non scritta e che non si può scrivere. È la rabbia che dopo 20 anni non si è ancora placata verso le Istituzioni e le Autorità di ogni ordine e grado. Verso chi ha il potere ed è pagato e mostra solo inefficienza, menefreghismo, malafede, inettitudine, favoritismi e molte altre cose che non si possono scrivere.

Il giorno dopo l’alluvione di Genova, a S. Michele, la Protezione Civile che da vent’anni, ad ogni innalzamento dei livelli del Rio dispiega mezzi esagerati (e da noi pagati) che hanno il solo scopo di chiudere strade e piazzare transenne che restano lì inutilmente per settimane, era in pompa magna con uomini e mezzi, a pulire il Rio (ma solo nel tratto davanti alla chiesa, dove la gente vede).

Rio che da vent’anni aspetta interventi mai avvenuti e che entra nelle nostre case ogni autunno ed ogni primavera!

Ho visto tante propagande dittatoriali delle peggiori specie viaggiando per il mondo,… vederle a poche centinaia di metri da casa è ancora più devastante!

Ma io non posso scrivere e non posso parlarvi di queste cose, lo sappiamo bene che fine hanno fatto i gruppi FB come Rio in Piena Alessandria che parlava di queste cose, no? Si scomodano sindaci e prefetti per loro. E se non lo sapete, scorrete il profilo e potete leggere anche qui.

15 novembre 2014 alluvione alessandria

15 novembre 2014 – Ogni volta che piove, dopo vent’anni, la situazione è sempre questa!

I volontari

Vi parlerò di loro. Sono i volontari che ci hanno aiutato e solo grazie a loro ce l’abbiamo fatta a ricostruire. Io ricordo il fango. Il fango di quei giorni e il fango per i mesi e mesi successivi, che spuntava da ogni parte.

I volontari sono arrivati in numero esagerato da tutta Italia e per tanto tempo dopo quegli eventi. La solidarietà da un lato aiutava in maniera pratica ed efficiente, dall’altro rincuorava i nostri stati d’animo. E toglieva il fango.

Sono arrivati con tanta buona volontà, instancabili, giovani e meno giovani. Chi metteva a disposizione l’esperienza, chi la buona volontà, chi la propria professionalità. Il tempo passava e loro continuavano ad arrivare e ad aiutare. E a togliere il fango.

Non sapevamo chi fossero, non sapevamo i loro nomi, non sapevamo le loro storie. Ma arrivavano coi loro badili e i loro stivali a togliere il fango.

Vent’anni di grazie di cuore, a tutti i volontari arrivati ad Alessandria, da parte di tutti noi alluvionati!

 

Info su Liliana Monticone

E-commerce per lavoro su www.avalonrelax.it e Family Travel Blogger per passione su www.blog.lilianamonticone.com
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2 risposte a Alluvione Alessandria: vent’anni dopo

  1. Mi son messa a piangere leggendo, complimenti per aver riportato egregiamente questi terribili momenti.

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