Etiopia. In uno sperduto villaggio Hammer per un rito d’iniziazione.

Etiopia. In un poverissimo villaggio dell’Africa si può assistere ad un rarissimo privilegio. Un gruppo di europei può assistere ad un rito di iniziazione, il passaggio di un giovane adolescente all’età adulta che qui avviene con il supporto e la festa di tutto il villaggio. La guida paga una mancia adeguata al capo villaggio e il gruppo di “bianchi” è ammesso. Tutto ciò che avviene oggi in questo villaggio è un susseguirsi di scene forti assolutamente impossibili da capire per un qualsiasi viaggiatore, anche il più avvezzo. Non giudicare è la parola d’ordine. Anche se qui, oggi, pare impossibile.

Sud-Ovest del paese. Un vilalggio Hammer nella Valle dell’Omo. Praticamente impossibile da collocare con i nostri metodi. Una valle in gran parte ancora sconosciuta dai tour operator tradizionali e fuori dalle rotte turistiche. Il giorno è speciale. Un grande privilegio quello di poter assistere.

Si arriva solo in 4×4, con tour locali e mai composti da un solo mezzo in questa landa desolata. Ad un certo punto il terreno, le spaccature, la mancanza di vie battute, rende impossibile proseguire.

Al villaggio si arriva dopo più di un’ora di cammino così, in mezzo alla natura. Una camminata dura e faticosa in questo giorno caldissimo e assolato. Sono due le cose indelebili nella memoria: polvere e caldo.

Un caldo pesante interrotto a tratti da un caldo vento che dà sollievo se spira dolcemente, ma quando si scatena non fa che buttare addosso alla pelle bagnata polvere, sabbia, arbusti e cespugli in un mix terribile.

Quanto si sente la mancanza dei condizionatori qui… e pensare che chi abita questi posti, non ne conosce neppure l’esistenza.

Al villaggio ci accolgono in maniera amichevole e festosa, d’altronde il capo villaggio ha dato l’autorizzazione. Un sollievo ripensando alle accoglienze ben diverse dei giorni scorsi da parte dei popoli Karo e Mursi.

Un bimbo molto piccolo è appena caduto nel fuoco. Piange disperato e la sua schiena è rovinata. Qui non esiste nulla. Il pericolo di infezioni è altissimo. Un’infermiera del gruppo fa del suo meglio con a disposizione solo bisturi e tintura di iodio. Qui l’AIDS è diffusissima ed è tutto molto difficile, neppure un anestetico a disposizione.

Alla vista della qualità dell’acqua del pozzo che le viene portata il suo rifiuto è immediato. Si aiuta con alcune bottiglie sigillate e cerca di pulire la ferita. Davvero impressionante la resistenza al dolore di questi piccoli cresciuti in condizioni del genere.

Identifica alcune grosse foglie per cercare di tenere pulita la ferita e limitare il rischio di infezioni. Qui non esistono garze e la popolazione è praticamente nuda. Gli uomini del villaggio a gesti fanno capire che quelle foglie non sono adatte per via del liquido lattiginoso che esce.

E’ stato fatto il possibile. Il senso di impotenza che il contatto con la povertà sbatte in faccia è sempre devastante. Il gruppo è ora silenzioso. Ognuno a modo suo si interroga su quello che noi uomini abbiamo fatto di questo nostro mondo. Ognuno relativizza i propri problemi lasciati a casa che nulla sembrano importare, per quanto grandi, quando i veri problemi quotidiani, qui, sono relativi alla sopravvivenza.

Impossibile accettare in coscienza il fatto che non c’è altro che si possa fare. Ma è impossibile accettarlo ogni giorno, ben sapendo che accade, anche se qui, al sicuro nelle nostre case, non ci pensiamo mai.

Ancor di più dopo questo evento il popolo Hammer si dimostra amichevole  eben disposto verso il gruppo di europei.

Il salto del toro è un’occasione davvero speciale che non si verifica tutti i giorni. E’ una prova a cui viene sottoposto il giovane, in questo caso diciassettenne, nel corso di una cerimonia molto articolata e decreterà il suo passaggio all’età adulta.

Se il giovane non riuscirà a superare la prova, potrà ritentare il prossimo anno, ma nel frattempo la sua esistenza sarà terribile in quanto sottoposta allo scherno di tutto il villaggio.

La guida contratta con il capo villaggio e viene stabilito il costo di 100 bir a testa per partecipare. Ovviamente tutti accettano.

Alcuni giovani lavorano per preparare il ragazzo alla cerimonia. E’ giovane e molto atletico. Qui non ci sono i nostri problemi di tartaruga al contrario.

La sua testa è in parte rasata e in parte lasciata con lunghi capelli. Solo dopo il passaggio della prova potrà tagliarli. Nel corso del mese successivo gli sarà anche trovata una moglie. Sì, avete capito bene, la troveranno per lui, non sarà lui a cercarla.

La sua prima moglie avrà un grande privilegio, quello di portare un collare con un enorme impugnatura, segno dell’essere “prima”. Privilegio ceh sarà negato a tutte le altre quattro mogli che il ragazzo potrà scegliere in futuro.

Alcune ragazze impugnano una trombetta e la suonano in maniera insistente come richiamo. Raggiungono ballando, saltando e giocando uno slargo ai margini del villaggio. Il caldo è sempre insopportabile, sono tutti molto sudati e i movimenti delle ragazze sono ritmici e cadenzati.

Il posto d’onore, sulle stuoie, è riservato ai parenti del giovane. Le donne sempre dietro. Il resto degli abitanti assiste allo spettacolo in posizione sparsa.

Le ragazze sopraggiunte con le trombette interrompono le loro danze e raggiungono gli uomini del villaggio che stanno imbracciando dei rami e delle canne che saranno utilizzati come verghe.

A questo punto le ragazze incitano gli uomini a frustarle. Il loro corpo, a detta della guida, è cosparso di grasso per sopportare meglio le frustate. Il gruppo europeo è semplicemente sconvolto. Tutti sono ammutoliti e a bocca aperta davanti a questa scena.

Una scena assurda e sconcertante.

Le donne sembrano felici di ricevere le frustate e continuano ad incalzare gli uomini perchè lo facciano più forte. Li prendono in giro, li scherniscono, cercano di farli alterare, il tutto con lo scopo di essere frustate. Alla fine la loro schiena sarà tutta segnata e sanguinante.

Alcune di loro non smettono un attimo e il rumore della frusta sulla loro pelle è più forte della musica di sottofondo. Si può notare che dopo ogni ciclo di frustate gli uomini gettano a terra i rami. Chissà se per contenere le infezioni o per quale inimmaginabile motivazione…

Assurdo e pazzesco. Sono le uniche parole che possono descrivere ciò che accade. Il pensiero va immediatamente al giudizio e alla mancanza di giudizio che deve accompagnare ogni viaggio. Oggi qui però risulta assolutamente impossibile!

Ad un certo punto un pianto esagerato e convulso. Sono le lacrime disperate di una ragazzina… una bambina… a cui non è stato permesso partecipare. Un affronto per lei non poter avere il privilegio di essere frustata. Si era preparata con cura e cosparsa il corpo di grasso ma non le è stato permesso. Piange fino alla mancanza di fiato. E gli europei continuano ad osservare con gli occhi sbarrati.

Per fortuna questa fase si conclude. Ora è tempo di truccare e agghindare il giovane per la sua prova. Tutti i parenti del ragazzo si dipingono il viso in maniera minuziosa con i colori ricavati dalla terra e dall’argilla. I loro volti sono uniformi.

IL giovane a questo punto pronuncia la sua solenne promessa. Dovrà comportarsi da vero uomo in futuro e per tutto il resto della sua vita. Meglio non indagare nello specifico cosa significhi questa affermazione.

E’ il turno delle donne più anziane, tolgono le giare dal fuoco e servono il caffè ormai pronto. Sempre loro, cominceranno ad incitare gli uomini ad alzarsi. E’ l’ora della prova, il momento più importante della cerimonia. Il salto del toro.

Il giovane a questo punto si alza e corre nudo verso la foresta per nascondersi all’interno, in fondo, verso l’altura.

Tutte le persone si alzano e si dirigono verso uno spazio dove la mandria di zebù è già pronta. I tre padrini che assisteranno all’evento e lo sanciranno sono già in posizione con il loro corpo unto. Loro saranno i testimoni del superamento della prova.

Gli uomini del villaggio fanno abbastanza fatica a tenere ferme le bestie afferrandole per la coda e per le corna. Il giovane ora dovrà scegliere un animale e da lui prenderà il nome. Tutti gli animali hanno un nome.

La cerimonia dura parecchio ma il tempo scorre veloce continuando ad osservare queste scene surreali.

IFinalmente giunge il momento tanto atteso. Ormai tutti sono in posizione. Si è fatto buio. Il giovane, con l’incitamento di tutto il villaggio, comincia a saltare sul primo zebù.

Il salto deve essere ripetuto ben otto volte. Solo se tutti i passaggi avverranno senza errori la prova sarà considerata superata e il giovane sarà diventato adulto. Al penultimo passaggio un’esitazione. Tutti gli spettatori sono col fiato sospeso. Gli sguardi si dirigono verso i padrini. Un sospiro di sollievo unanime al loro cenno. La prova viene considerata superata. Tutti cominciano ad esultare e a festeggiare. Andranno avanti tutta la notte.

La marcia di ritorno verso le jeep è terribile, peggio dell’andata nonostante il caldo sia diminuito. Una sola pila a dinamo che pare un faro potente in questa buia notte africana. La foresta non fornisce nessun orientamento, non si vede nulla, tutto intorno è inquietante. Una fatica che pare impossibile.

Ad un certo punto si ode chiaro nella notte il segnale convenuto. I fischietti degli autisti delle jeep. Un suono liberatorio, una musica celestiale, tutto nella foresta è diverso dalla vita quotidiana. L’Africa stravolge ogni riferimento ed ogni certezza.

 

Info su Liliana Monticone

E-commerce per lavoro su www.avalonrelax.it e Family Travel Blogger per passione su www.blog.lilianamonticone.com
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